I test di nuova generazione basati su tecnologia immunocromatografica a fluorescenza, riconoscono le varianti covid?

Questi test uniscono il vantaggio della rilevazione della proteina N (conservata nelle varianti più comuni) alle performance altamente attendibili.

Fin dai primi mesi della pandemia, gli scienziati hanno osservato la comparsa di mutazioni del virus SARS-CoV-2 prelevato da persone con COVID-19.  Ad oggi le mutazioni scoperte risultano essere migliaia e quelle che coinvolgono la proteina Spike sono più di 4000.

La variante SARS-CoV-2, detta variante inglese, con mutazione D614G è stata la forma pandemica dominante. Le scoperte di Korber et. al. hanno suggerito che la variante mutata ha sostituito la forma originale nella maggior parte delle regioni del mondo [1] [2]. La mutazione D614G si trova nella proteina Spike del virus ed è stato dimostrato che questa variante infetta più facilmente le vie aeree superiori ed ha una maggiore trasmissibilità rispetto alla forma originale [2].

Oltre la variante inglese sono state identificate successivamente altre varianti virali (la brasiliana e la sudafricana, tra le principali) con maggiore diffusione e che rapidamente hanno invaso diversi paesi mondiali. Anche queste, come quella inglese, hanno mostrato mutazioni a livello della proteina Spike.

Attraverso la sua proteina Spike, SARS-CoV-2 riconosce e si lega al recettore cellulare ACE2, questa interazione permette al virus di entrare nella cellula e iniziare il suo processo di infezione. Oltre Spike, un’altra proteina virale, la fosfoproteina nucleocapside (proteina N), gioca un ruolo centrale nella vita del virus stabilizzando il suo genoma a RNA e favorendo “l’incapsidamento” dell’RNA duplicato nei diversi virioni. Sulla base del suo ruolo vitale nella trascrizione e replicazione del virus, la proteina N sembra essere più sensibile per la diagnosi precoce delle infezioni [3].

Come i test immunocromatografici a fluorescenza di nuova generazione riconoscono le varianti covid?

Considerando quindi la sua funzione e la sua struttura altamente conservata, la maggior parte dei test rapidi, ed in particolare quelli immunocromatografici a fluorescenza di nuova generazione, rileva l’antigene proteico nucleocapside (N).

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Il test FIA Sars-cov-2 Ag è un test rapido per la rilevazione qualitativa dell’antigene proteico del nucleocapside di SARS-Cov-2 in campioni di tampone umano nasale, faringeo e nasofaringeo.

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Che sia chiaro, sono state individuate anche mutazioni a carico della proteina N, ma fino ad ora, non ci sono prove chiare che indichino che le mutazioni trovate possano influenzare le prestazioni dei test rapidi.

Per questi motivi, anche una recente circolare del Ministero della Salute indica che i test antigenici, basandosi sul rilevamento di N, possono essere usati anche per il riconoscimento delle varianti.

I test di nuova generazione, quindi, sono in grado di riconoscere anche le varianti covid con alti valori di specificità e sensibilità.

Reference

[1]B. Korber et al., “Tracking Changes in SARS-CoV-2 Spike: Evidence that D614G Increases Infectivity of the COVID-19 Virus,” Cell, vol. 182, no. 4, pp. 812-827.e19, Aug. 2020, doi: 10.1016/j.cell.2020.06.043.
[2]Y. J. Hou et al., “SARS-CoV-2 D614G variant exhibits efficient replication ex vivo and transmission in vivo,” Science, vol. 370, no. 6523, pp. 1464–1468, Dec. 2020, doi: 10.1126/science.abe8499.
[3]J. Mariën et al., “Evaluating SARS-CoV-2 spike and nucleocapsid proteins as targets forantibody detection in severe and mild COVID-19 cases using a Luminex bead-based assay,” Journal of Virological Methods, vol. 288, p. 114025, Feb. 2021, doi: 10.1016/j.jviromet.2020.114025.

Img. fonte: www.unisr.it