Il 25 Novembre 2021, l’Istituto Nazionale per le Malattie Trasmissibili (NICD) in Sudafrica ha annunciato il rilevamento di una nuova variante del SARS-COV-2, conosciuta anche come variante sudafricana o Omicron.

Questa variante è attualmente etichettata come B.1.1.529. L’emergere di questa nuova variante coincide con un improvviso aumento dei casi nella provincia di Gauteng negli ultimi giorni ed è quindi attentamente monitorato dalle autorità sanitarie sudafricane; vedi anche il sito NICD.

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Le mutazioni della variante sudafricana influenzeranno la sensibilità dei test attualmente in uso?
Il lignaggio B.1.1.529 presenta almeno un vantaggio per i sistemi diagnostici: ha una «delezione» (in posizione 69-70) all’interno del gene S che ha consentito una rapida identificazione di questa variante in Sudafrica e consentirà il monitoraggio continuo indipendentemente dai dati di sequenza disponibili (che però servono per le conferme). È improbabile che la sensibilità complessiva del test PCR (il tampone molecolare) sia influenzata, come anche quella dei test rapidi dell’antigene.

Quindi si può capire dal solo tampone se si tratta di variante B.1.1.529?
«L’analisi del tampone va a cercare tre diversi geni-target nell’Rna del virus, denominati S, N e Orf. Quando tutti e tre sono presenti, siamo di fronte a una variante riconosciuta in pieno dai sistemi diagnostici — spiega al Corriere Nicola D’Alterio, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (IZSAM) —. Nella nuova variante il gene S non c’è, ovvero è “S negativo”. Pertanto, c’è un’alta probabilità che in questo momento in Sudafrica un tampone “S negativo” sia effettivamente associato alla nuova variante, ma per averne certezza è necessario sequenziare il genoma perché altre varianti potrebbero avere la stessa caratteristica. Anche Alfa, per esempio, è “S negativa”, ma il ceppo non si è mai diffuso molto in Africa ed è quasi estinto nel mondo, soppiantato dalla Delta».

Fonte: Corriere della Sera